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Gli stipendi dei docenti “full-time” dovranno essere equiparati a quelli europei. Una Nazione che non investe nella Scuola pubblica è una Nazione senza futuro – OrizzonteScuola.it 4 luglio 2014

I professori italiani vengono disprezzati dalla mitica casalinga di Voghera per tre motivi: sono dipendenti statali e quindi dei “privilegiati” in quanto hanno il “posto fisso”; tra i dipendenti statali privilegiati sono i più “fannulloni”, dato che lavorano solo 18 ore la settimana e fanno giusto qualche riunione ogni tanto; godono di ben “tre mesi di ferie all’anno” e hanno pure la “brutta faccia” di lamentarsi...

Capisco che tanti colleghi sostengano che il posto fisso non l’abbiamo ottenuto con i punti della Nutella, che il lavoro del docente supera ampiamente le 18 ore e, in diversi casi, anche le 36 ore, che le ferie “in più” ammontano a due settimane. La “gente” non capisce i tecnicismi e non ha interesse a capirli.

Noi docenti non dobbiamo farci colpire dalla “Sindrome di Roncisvalle”, svenandoci in una battaglia di retroguardia che ci vedrà sconfitti ed alimenterà ulteriormente l’ostilità sociale nei nostri confronti. “Orizzonte Scuola” ha lanciato un sondaggio sulle 36 ore proposte dal Governo con un risultato assai interessante: il 32% dei votanti si è dichiarato favorevole alle 36 ore settimanali a condizione che siano facoltative e legate ad un aumento di stipendio; l’8 % accetterebbe l’obbligatorietà in cambio di un aumento di stipendio. È necessario ripartire da questo 40 per cento; gli altri insegnanti lavoreranno come prima.

Le 36 ore settimanali facoltative, unite alle ferie uguali a quelle degli altri lavoratori del comparto, produrranno la “riscossa” della dignità e del rispetto dei docenti e la rinascita della Scuola della Repubblica Italiana. Gli stipendi dei docenti “full-time” dovranno essere equiparati a quelli europei. Il Governo non avrà più alibi: sarà indispensabile ridurre a 20 alunni il numero massimo di alunni per classe, 15 in presenza di un diversamente abile, base di partenza per la sconfitta della dispersione scolastica.

E i soldi? Per avviare il primo step della riforma sopra riportata, sarebbero sufficienti i 530 milioni di euro annui “donati” alle scuole private e i 15 milioni “sprecati” annualmente con l’Invalsi.

Dal prossimo anno basterebbe l’impiego dell’8 per mille alla Scuola pubblica, di donazioni fiscalmente deducibili da parte di società, imprese e privati, di fondi confiscati ai criminali. Una Nazione che non investe nella Scuola pubblica è una Nazione senza futuro.

http://www.orizzontescuola.it/news/lettere-professori-sono-disprezzati-tanti-cittadini-tre-motivi