Usando questo sito si accetta l'utilizzo dei cookie anche di terze parti. Per maggiori informazioni vi invitiamo a leggere l'informativa

 Perché commentare con il linguaggio dei dodici suoni d’importazione la possanza di Su Nuraxi di Barumini?

 
Il flicorno di Paolo FresuIl flicorno di Paolo FresuMeraviglioso documentario di Alberto Angela sulla civiltà della Sardegna, il 19 marzo scorso su Rai Uno. Su Nuraxi di Barumini in provincia di Cagliari, le Domus de Janas (Case delle fate) e la protome taurina posta a guardia della necropoli di Sant’Andrea Priu di Bonorva in provincia di Sassari, l’archeologo Giovanni Lilliu Sardus Pater e Dori Ghezzi De Andrè, sarda nel cuore. Peccato per quel flicorno pseudo-nuragico che ha tentato di commentare con il linguaggio dei dodici suoni d’importazione la possanza del Nuraghe... La musica popolare della Sardegna ha davanti a sé tremila anni di futuro, senza bisogno di approdare sulle rive del Mississippi o caracollare nelle strade di New Orleans. Le launeddas, come il danese Andreas Fridolin Weis Bentzon ha insegnato ai sardi e Angelo Branduardi dimostrato già nel 1976, e il canto a tenore, Patrimonio dell’umanità, sostengono l’architrave della musica popolare e d’ispirazione popolare della Sardegna. Quella Sardegna che ha scelto come inno ufficiale della Regione il “Procurad’e moderare (barones sa tirannia)” del magistrato di Ozieri Francesco Ignazio Mannu, con linea melodica ereditata dai “Gosos”, canti peculiari della religiosità popolare dedicati ai Santi venerati nei diversi centri dell’Isola.

Basta col colonialismo dei dodici suoni, forse sostenuto con troppi soldi pubblici assegnati sempre alle stesse persone, ogni anno che il Padreterno ci concede. Il timbro millenario delle launeddas e la vocalità inconfondibile de sa Oghe, sa Mesa Oghe, sa Contra e su Basciu del Tenore si sarebbero fusi perfettamente con le immagini dei luoghi antichi di Sardegna, presentati nel documentario di Alberto Angela. Magari sarebbero risultati accettabili i cantori dei cori polivocali sardi, eredi moderni delle successioni accordali peculiari dell’armonia sarda. Auspico che Alberto Angela, la prossima volta, applichi il rigore scientifico dedicato alla presentazione di altre epoche e civiltà anche a quella della nostra Sandalia. Per quanto concerne certe performance col flicorno pseudo-nuragico, queste ultime, probabilmente, sarebbero più adatte a endorsement per candidati a segreterie politiche o a politici impegnati nella corsa alla carica di governatore dell’Isola abitata dalla più numerosa minoranza linguistica d’Italia.

Antonio Deiara

Docente di Musica,

Coordinatore della Giuria della

“Biennale Ozieri” per Cori tradizionali sardi