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Arrivata stremata alle elezioni politiche del 2018, ha intravisto la luce in fondo al tunnel per poi scoprire che il firmamento pentastellato non illuminava il cammino del “popolo reietto”, ma era quello cartaceo del presepe

 
Luigi Di MaioLuigi Di MaioIl variegato mondo della Scuola, in netta controtendenza rispetto alle Idi di marzo 2018, non ha votato per il MoVimento 5 Stelle alle recenti Elezioni Amministrative e alle ultime Europee per quattro ragioni fondamentali. Al primo posto della “Hit parade delle promesse tradite”, la mancata approvazione ed entrata in vigore per l’anno scolastico 2019-2020 della Proposta di Legge Azzolina sulla diminuzione del numero massimo di alunni per classe a 22 e a 20 unità in presenza di ragazzi diversamente abili; al secondo, la non-abrogazione del Decreto Legislativo 62/17, frutto avvelenato della sedicente “Buona Scuola” renziana che, miscelata con le classi-pollaio gelminiane, spalanca praterie di impunità e promozioni garantite alle scorribande di alunni ineducati, bulli e ignoranti, e ingrossa il fiume della dispersione scolastica e della devianza giovanile. Sul terzo gradino del podio della “bugia politica”, la rinnovata confusione sulla promessa stabilizzazione del precariato; ex aequo, le idee demenziali sul rinnovo del contratto dei docenti in presenza di aumenti con cifre da prefisso telefonico, offensive per la dignità e il prestigio sociale di insegnanti e professori.
La Scuola è arrivata stremata alle elezioni politiche del 2018, ha intravisto la luce in fondo al tunnel per poi scoprire che il firmamento pentastellato non illuminava il cammino del “popolo reietto”, ma era quello cartaceo del presepe... L’astensionismo si spiega anche così: le rinnovate idee strampalate del segretario del Pd Zingaretti sulle presunte priorità della “Filiera dell’Istruzione” non sono credibili; dovranno passare cinque decenni prima che si ricomponga la frattura prodotta dalle politiche scolastiche dei Governi Renzi e Gentiloni. Nel frattempo, sotto la spada di Damocle della “regionalizzazione”, ci si astiene. Infine, non si può dimenticare la cancellazione del Regio Decreto sulle sanzioni disciplinari nella Scuola Primaria che, con l’estensione del fallimentare “Patto di corresponsabilità” e senza il contrappeso di una nuova Legge della Repubblica efficace nei confronti di scolari scorretti e genitori aggressivi e/o violenti, ha prodotto un’ulteriore ferita nella carne viva di quanti, ogni giorno, combattono nella “trincea” dell’istruzione delle nuove generazioni. Errare è umano, ma perseverare... stanca!

Antonio Deiara