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Un appello al Ministro dell’Istruzione, anche lui partito dalla foce anziché dalla sorgente dei problemi della Scuola: butti la sua bussola, tanto non funziona

 
Impazza, su mass media e social, il severo giudizio sulla Scuola della Repubblica pronunciato dall’INVALSI, il costoso istituto delle prove inutili. Il messaggio che arriva alla Casalinga di Voghera è duplice: la Scuola costa al contribuente-non-evasore un sacco di soldi ma quei pelandroni degli insegnanti non riescono ad istruire i ragazzi; gli scarsi risultati delle prove INVALSI, lo ha detto anche il Ministro dell’Istruzione, sono imputabili alla didattica sbagliata. Insomma, ancora una volta il colpevole è il “maggiordomo-docente”!
La realtà appare assai diversa. Partiamo dal “costoso” INVALSI: se 15-18 milioni di euro spesi annualmente per costringere gli insegnanti a propinare, ovviamente gratis e in aggiunta al lavoro previsto dal Contratto, quiz non di rado “starati” agli alunni vi sembran pochi... Non è che ci troviamo di fronte all’ennesimo carrozzone politico? Passiamo alle “prove inutili”. Dato che la Scuola è obbligata a predisporre PDP (Piani Didattici Personalizzati) per gli scolari con DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) e BES (Bisogni Educativi Speciali), perché si somministrano quesiti uguali ad alunni “diversi”? Seguendo la giusta logica applicata ai ragazzi diversamente abili, anche gli studenti con DSA o BES avrebbero diritto a batterie di quiz differenti da quelle predisposte erga omnes per la modica cifra sopra riportata. Ha senso pretendere di individualizzare l’insegnamento nelle classi-pollaio, per poi omogeneizzare le prove INVALSI per tutti gli alunni delle Scuole Elementari, Medie e Superiori d’Italia? Occupiamoci, infine, degli “aiutini” che maestre/i e professoresse/i pare dispensino a non poche scolaresche. Parafrasando De Andrè, la maldicenza batte sul tamburo, mediatico e social: il prof. è una carogna di sicuro se aiuta lo studente quando il quesito nasce oscuro. Perché l’INVALSI non assume squadre di Somministratori, dotandoli di camper da posteggiare vicino alle scuole e retribuendoli con i cospicui fondi a disposizione, a garanzia dell’oggettività delle prove da svolgere solo in orario extracurricolare?
Un appello al Ministro dell’Istruzione, anche lui partito dalla foce anziché dalla sorgente dei problemi della Scuola: butti la sua bussola, tanto non funziona. Gli presto la mia, con quarant’anni di garanzia all inclusive.

Antonio Deiara
Docente di Musica, già Supervisore al Biennio Formazione Docenti
del Conservatorio di Musica “Luigi Canepa” di Sassari,
ideatore Metodo didattico “Pentagrammando” e “Nuovo Quaderno Pentagrammato