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Il brodo di questa emergenza è la cancellazione “de facto” delle sanzioni disciplinari e del valore del voto di condotta

 
Ho ascoltato stupefatto la madre di un bambino di 9 anni (quarta elementare) chiedere al proprio figlio se fosse vero quanto affermava la Maestra, in merito al suo comportamento scorretto in Aulamusica. Sono intervenuto con decisione a sostegno della Maestra, confermando le sue parole in qualità di testimone, dato che la lezione “sotto processo” prevedeva la nostra compresenza. Questa è EMERGENZA EDUCATIVA! Ma è emergenza educativa l’alunna della Scuola Media che proclama: “Faccio quello che mi pare!”, il genitore che di fronte alla pluralità di note disciplinari comminate al figlio, ovviamente in presenza del pargolo “perseguitato”, definisce l’insegnante “colpevole” di cotanta produzione scritta, “professore dalla penna facile”. Per non parlare del padre che colpisce un docente con un pugno.

Brodo di coltura dell’emergenza educativa, la cancellazione “de facto” delle sanzioni disciplinari e del valore del voto di condotta; alla Scuola, luogo di educazione e non di detenzione, sono state applicate categorie pseudo-processuali che allungano a dismisura i tempi necessari per sanzionare parole e gesti scorretti o volgari, aggressivi o violenti. È defunta in tal modo la caratteristica più efficace della sanzione disciplinare: l’immediatezza. Alle Elementari, la disintegrazione dell’unico strumento efficace di “repressione” dei comportamenti scorretti, l’allontanamento dalle lezione per un certo numero di giorni con l’assegnazione di compiti da svolgere a casa, spinge anche il più mansueto degli alunni a rispondere in modo scorretto o ineducato all’insegnante. Il senso di impunità soffoca lo sviluppo di un’educazione al rispetto dell’altro e delle cose di uso comune. I bulli e i cyber-bulli sguazzano in questa palude dis-educativa e i docenti assistono impotenti al disfacimento del loro ruolo sociale.

Le soluzioni? Immediate e a costo zero: introduzione della “flagranza di reato” nello Statuto delle studentesse e degli studenti, con sanzioni disciplinari fino a dieci giorni di sospensione decretate in tempo reale dal Preside, e ripristino del “peso” determinante del voto di condotta in sede di scrutinio finale. Il bullo bello attrae un certo tipo di ragazza, il bullo bravo nello studio gode di una sorta di impunità; prosciughiamo il brodo di coltura del bullismo: “Boccio il bullo”, ecco lo slogan. Quanto ai bulli-genitori degli alunni bulli, si applichi senza “se” e senza “ma” il reato di oltraggio e/o aggressione a Pubblico ufficiale con un sensibile inasprimento delle pene e un sostanzioso incremento di sanzioni pecuniarie. Baconianamente, la “Pars construens” dovrebbe essere incardinata sulla presenza stabile di psicologi e pedagogisti a Scuola e nei Servizi Sociali dei Comuni, l’obbligo di “Formazione genitoriale” per mamme e papà dei bulli, la revoca della potestà dei genitori incapaci di educare e la presenza esclusiva di personale laureato e specializzato nei centri che accolgono i minori provenienti da tali famiglie. Il resto è inutile chiacchiericcio pseudo-pedagogico.

Prof. Antonio Deiara