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Il rifiuto della rielaborazione personale a casa produce l’analfabetismo di ritorno

 

Forse avevano ragione quelli che hanno avviato la distruzione della Scuola Pubblica della Repubblica Italiana sostenuti dalla massima: «Il figlio di un operaio non è uguale al figlio di un professionista!»? Forse molti cittadini-studenti non “meritano” un’istruzione di qualità, dato che non ne comprendono l’utilità, si annoiano in classe e rifiutano la rielaborazione personale (studio) a casa? Curiosamente, sono gli stessi alunni che si allenano anche tre volte la settimana per poter giocare la partita della domenica, dedicano ore e ore al superamento del livello “x” di “Assassin’s Creed Odyssey”, si impegnano nella realizzazione di un video che proclama la presunta bravura dei protagonisti para-musicali con lo slogan del saccente: “Non mi serve un maestro”.

Ben al di là del “Coronavirus”, siamo in piena EMERGENZA DIDATTICA. Proprio da quest’ultima la Scuola, già colpita a morte dall’EMERGENZA EDUCATIVA, riceverà il colpo di grazia? Schiere di pseudo-onniscenti “laureati” di Google, ormai semi-incapaci di comprendere un testo scritto, boccheggianti nel tentare di scrivere due frasi di senso compiuto, sprofonderanno nelle sabbie mobili dell’analfabetismo di ritorno. Nascerà una nuova e subdola forma di “schiavismo intellettuale”, lo stesso che nei secoli passati ha consentito a individui mediocri di proclamarsi re e regine “per grazia di Dio”, ad un clero connivente e parassita di impadronirsi dei beni di tante persone buone obnubilate dall’anelito alla vita eterna, a una classe politica, incapace e rapace, di farsi votare e rivotare attraverso l’impiego del clientelismo, in spregio dei diritti costituzionali. Occorre agire subito, varando una serie di micro-riforme nelle scuole di ogni ordine e grado.

Le strade percorribili sono due, prive di “convergenze parallele”. La prima prevede: il tempo pieno e il tempo prolungato obbligatorio per tutti gli alunni, in modo tale da ampliare il tempo-scuola con due/tre rientri settimanali, affinché la rielaborazione personale avvenga a scuola con la guida di educatori laureati e specializzati; l’istruzione obbligatoria per i genitori sulla gestione dello studio pomeridiano autonomo dei propri figli; la programmazione di corsi di recupero obbligatori per gli studenti in “emergenza didattica”. In parallelo, occorre cancellare (a costo zero!) il Decreto Legislativo n. 62/2017, quello che prevede la promozione di oves, boves et bulli. I fondi: il fiume di milioni di euro regalati ogni anno alle scuole private, all’Invalsi, ai corsi di aggiornamento inutili, tenuti da persone che non sono mai entrate in un’aula scolastica, e ai convegni sul “sesso degli angeli”. La seconda via, antitetica, prevede di continuare a correre verso il baratro culturale, sociale ed economico, esattamente come si sta facendo oggi. La domanda è una sola: sarebbe meglio intervenire draconianamente sulla Scuola per migliorare il futuro delle nuove generazioni, anche investendo sostanziosi fondi pubblici, oppure devolvere i fondi statali risparmiati a danno dell’Istruzione dei nostri figli e a favore dei “prenditori”, privati o politici?


Prof. Antonio Deiara

Docente di Musica all’Istituto Comprensivo di Ittiri,
già Supervisore al Biennio Formazione Docenti
del Conservatorio di Musica “Luigi Canepa” di Sassari