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Eccoli: il dottor Silvio Berlusconi, l’on. Maria Stella Gelmini, i senatori Mario Monti, Matteo Renzi e Valeria Fedeli. Sono i principali responsabili di “casi gravissimi” quali la “macelleria sociale”, l’“ammuina” e il “libertinaggio educativo-didattico”

 

I latini la definivano “Damnatio memoriae”. Leggiamo sul vocabolario Treccani: “Condanna, che si decretava in Roma antica in casi gravissimi, per effetto della quale veniva cancellato ogni ricordo (ritratti, iscrizioni) dei personaggi colpiti da un tale decreto.”. Quando sento parlare di Scuola il dottor Silvio Berlusconi, l’on. Maria Stella Gelmini, i senatori Mario Monti, Matteo Renzi e Valeria Fedeli, cioè i principali responsabili di “casi gravissimi” quali la “macelleria sociale”, l’“ammuina” e il “libertinaggio educativo-didattico” applicati alla Scuola Pubblica della Repubblica Italiana, penso che sarebbe il caso di condannarli, invece, ad una “Contradamnatio memoriae” scolastica. In altre parole, ogni volta che questi signori o i loro alleati sentenziano sulla Scuola, andrebbe riportata dal giornalista “non-prono” o scritto in sovraimpressione, la loro “Culpa in regendo”: taglio di oltre 150.000 insegnanti e Ata (Berlusconi e Gelmini); chiusura di 4.000 scuole (Monti); mancata cancellazione delle norme nefaste per la Scuola, nonché assunzione negata per 90.000 precari (Renzi), in contrasto con le sentenze della Corte di Giustizia Europea (e il sacro principio del “Ce lo chiede l’Europa”...).

Riassumiamo leggi e fatti, ovviamente inconfutabili. Il DPR 81/2009 berluscon-gelminiano modifica i numeri necessari per formare le classi, determinando la nascita delle deleterie “classi-pollaio”; il D.L. 98/2011, sempre firmato dalla stessa “ditta”, toglie l’autonomia alle Scuole con meno di 500 alunni e 300 in comuni montani, piccole isole e aree geografiche abitate da Minoranze linguistiche. La Legge Finanziaria montiana del 2012 alzerà l’asticella a 600 e 400 studenti ed escluderà le Minoranze linguistiche più numerose d’Italia, quelle del Friuli e quelle sarda e catalana della Sardegna, dal parametro più favorevole. Poi arrivò l’“ammuina” renzian-giannian-fedeliana, finalizzata a depotenziare le sentenze europee contro il precariato a vita: la Legge 107/2015 assumeva 50.000 docenti di Serie “B”, definiti di “Potenziamento” ma privi di titolarità su classi, che, unitamente al turnover dei pensionati generati dal bagno di sangue della “lacrimosa” Fornero, viaggiavano sulle 90.000 unità contro le 180.000 degli aventi diritto al contratto a tempo indeterminato.

Oggi è il tempo azzolinian-granatian-contiano, ma la situazione non migliora. Occorrerebbe un colpo di reni: un’annualità di formazione docenti, gratuita e con immissione in ruolo dopo il superamento di una prova finale, per tutti i precari con tre anni di servizio; una procedura concorsuale specifica per tutti i pochi docenti specializzati sul Sostegno; la cancellazione delle leggi berluscon-montian-renziane, ripristinando Scuole autonome, classi poco numerose e norme educativo-didattiche efficaci. In caso contrario, valutata la “Culpa in regendo”, condanna alla “Contradamnatio memoriae” firmata dalla maggioranza assoluta del popolo della Scuola anche per l’on. dott.ssa Lucia Azzolina, che si aggiungerebbe alla lunga lista dei ministri pro-tempore della Pubblica Istruzione incompetenti e/o incapaci.

Antonio Deiara