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Il Covid-19, le mascherine, i banchi con o senza ruote passeranno. Le problematiche educative e didattiche, invece, saranno sempre presenti

Ringrazio l’avvocato Marco Barone per aver pubblicato sulla testata “OrizzonteScuola”, il 12.07.2020, uno stralcio della sentenza del Consiglio di Stato 3906 del 18 giugno 2020. Lo sto scrivendo da oltre tre anni e lo ricordo in ogni consesso istituzionale o culturale: il Decreto Legislativo 62/2017 equivale ad una sentenza di morte per la Scuola Pubblica. Scrive il Consiglio di Stato: «L’articolo 6 del D.Lgs. n. 62 del 2017 stabilisce al primo comma che gli alunni della scuola secondaria di primo grado sono ammessi alla classe successiva e all’esame conclusivo del primo ciclo, eccettuati alcuni casi specifici di grave sanzione disciplinare o di parziale o mancata acquisizione dei livelli di apprendimento in una o più discipline. (...). La Sezione ha già chiarito (sentenza n. 5917 del 2019) che, sulla base di tale normativa, la non ammissione alla classe successiva nella scuola media inferiore deve essere considerata un’eccezione, (...)». Siamo di fronte all’istituzionalizzazione della promozione obbligatoria, che mina alla base la costruzione di qualsiasi percorso educativo e didattico e decreta la morte della Scuola. Negli alunni, la promozione obbligatoria scatena due fattori devastanti: il primo didattico, “Studiare non serve, tanto promuovono tutti...”, equipollente al mantra “Tutti promossi!” del ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, nella prima fase di chiusura delle scuole a causa del Covid-19; il secondo educativo, “Faccio quello che voglio, tanto sono promosso lo stesso...”, passaporto d’impunità per studenti scorretti, violenti e/o bulli. Urgono l’abrogazione immediata del D.Lgs. 62/2017 e la modifica dello Statuto delle studentesse e degli studenti. Se ne potrebbe fare a meno, secondo il chiacchiericcio pseudo-pedagogico dominante; mi permetto di evidenziare che al termine della strada intrapresa c’è il baratro, in termini culturali, sociali e anche economici. Esploderanno l’ignoranza e la violenza: la prima generata dalla mancanza di impegno in classe e di studio individuale a casa; la seconda prodotta dall’inesistenza di sanzioni disciplinari chiare ed immediate, e pertanto efficaci. Ignoranza e violenza si allargheranno a macchia d’olio nei territori e nelle comunità, con una crescita esponenziale di devianza giovanile e microcriminalità.

Parafrasando una celebre frase del magistrato Piercamillo Davigo, si devono rendere non convenienti il non-studio e il comportamento scorretto a scuola. I giovani chiedono agli adulti chiarezza e, soprattutto, coerenza. Come faccio a richiamare l’alunno che arriva in ritardo se io docente, per primo, non sono in aula all’ora stabilità? Sono sufficienti poche regole chiare, che si devono applicare a tutti, per garantire il ruolo educativo e didattico della Scuola. Lo studente che non studia viene bocciato; l’alunno che si comporta in modo scorretto viene punito. La regola deve valere anche per noi docenti: il professore che non svolge il proprio lavoro e/o non rispetta le studentesse e gli studenti deve essere licenziato; il genitore che aggredisce docenti o presidi o personale Ata deve essere sanzionato. Padri e madri che non seguono i propri figli necessitano dell’aiuto continuo dei Servizi Sociali, con un numero congruo di ore giornaliere. La ripartenza della Scuola Pubblica nella fase post Covid-19 sia un “Anno Zero”. L’Italia ha bisogno di una “Nuova Scuola”, povera di sterile burocrazia e ricca di efficacia educativa e didattica. Le Scuole di ogni ordine e grado, Università comprese, che producono ignoranza mascherata da competenza e/o violenza ammantata di impunità, distruggono il futuro lavorativo e la convivenza civile. Le alunne e gli alunni che imitano Pinocchio e Lucignolo arrecano danno al loro futuro e a quello delle nuove generazioni. Urge cancellare il D.Lgs. 62/2017, modificare lo Statuto delle studentesse e degli studenti, con sanzioni immediate in “flagranza di reato”, e prevedere 2 ore settimanali aggiuntive, impartite da docenti di diritto, di Educazione Civica.

Uno Stato che non investe in un’istruzione di qualità per le nuove generazioni, è uno Stato senza futuro. Le alunne e gli alunni impreparati e scorretti appartengono ad una generazione senza futuro.

Antonio Deiara