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L’Emergenza educativo-didattica pone a rischio il futuro dell’Italia. Uno Stato che non investe in un’istruzione di qualità per le nuove generazioni, è uno Stato senza futuro

 

Si stracciano le vesti, i buonisti, di fronte all’orrore del barbaro assassinio di un bravo giovane da parte dei bulli, cresciuti nel brodo di coltura della presunzione di impunità. Nelle nostre classi ci sono molti più alunni Willy che studenti bulli, ma questi ultimi vengono ancora protetti da ministri e parlamentari buonisti, quasi al pari dei Panda. Quando si riuniscono i consigli di classe per deliberare le sanzioni disciplinari a carico dei discenti bulli, i docenti buonisti danno inizio alle geremiadi retroflesse: “Poverino, ha tanti problemi...”, “Voleva essere solo scherzoso!”, “Non intendeva fare del male.”, etc.
La normativa vigente non aiuta. Il Decreto Legislativo n. 62 del 13 aprile 2017, contempla la promozione pressoché automatica degli alunni ignoranti, nel senso che ignorano le parole “studio”, “cultura” e “competenza”; prevede anche l’assoluzione plenaria per gli studenti maleducati, aggressivi e violenti, a condizione che non siano arrivati a rendere paralitico qualche insegnante o a togliere la vita a un compagno di scuola, ovviamente “per gioco”. Il tutto per sentirsi realizzati nel vuoto esistenziale di una vita intrisa di noia, incardinata sulla sterile apparenza consacrata dai social o scandita da episodi di devianza giovanile e/o violenza gratuita.

I bulli crescono e i buonisti imbiancano. Nel frattempo, muore un altro Willy, e le candide chiome di chi, come cantava Fabrizio De Andrè, dà buoni consigli quando non può più dare cattivo esempio, mutano il color bianco-innocenza in rosso-sangue. Non si può più aspettare: il Presidente della Repubblica e il Presidente del Consiglio dei Ministri promuovano gli Stati Generali dell’Istruzione; ascoltino il grido dall’allarme che, dalle cattedre, “bidellerie” e presidenze di tantissime scuole d’Italia di ogni ordine e grado, sale fino a Chigi e al Colle; invitino i ministri competenti e il Parlamento intero ad analizzare e legiferare con urgenza. L’Emergenza educativo-didattica pone a rischio il futuro dell’Italia. In questo grande cantiere per “La Nuova Scuola”, solo tre categorie di persone dovrebbero avere la dignità di tacere. Penso a chi ha riempito il tunnel dei neutrini con i “cadaveri” di oltre 100.000 docenti e 44.000 Ata “tagliati”; a chi ha assunto meno di 50.000 insegnanti di serie “P” (Potenziamento) forse con la speranza di stemperare l’intervento sanzionatorio dell’Europa contro il precariato a vita di circa 180.000 professoresse e professori; a chi ha dichiarato che non si può equiparare il figlio di un operaio al figlio di un professionista. Il genio non cresce tra le fronde dell’albero genealogico; forse crescono il familismo, il nepotismo e il clientelismo. Uno Stato che non investe in un’istruzione di qualità per le nuove generazioni, è uno Stato senza futuro..

Antonio Deiara