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Spianare i cumuli, le colline e, possibilmente, le montagne delle difficoltà della vita costituisce il sogno quotidiano dei genitori che ne sono affetti

Che bella immagine quella della rondine, china sul becco dei suoi rondinini per nutrirli col cibo da lei preparato amorevolmente. Lo stesso Giovanni Pascoli utilizza l’immagine della rondine caduta tra spini per narrare la sua tragedia familiare. I tempi cambiano e oggi la cura dei piccoli, nella modalità che potremmo chiamare “Sindrome rondine”, si è materializzata nelle aule scolastiche travolgendo i buoni percorsi educativi e didattici. Mamme-rondine, pronte a straziare ferocemente il “nemico-insegnante” col loro becco possente, supervisionano ignorantemente il lavoro dei docenti e intervengono a sproposito in modo saccente e aggressivo. Ecco allora la mamma-rondine che contesta la presunta mancata concessione delle misure compensative e dispensative al suo rondinino DSA, generatrice di valutazioni solo sufficienti; per non parlare di papà-rondine, che ricorre al TAR perché la sua rondinina ha ottenuto solo 9/10 e non 10/10, magari con Lode, in sede di “Esame conclusivo del Primo ciclo di istruzione” (cioè del vecchio “Esame di Licenza media”); e come dimenticare mamma e papà, indiscutibilmente affetti dalla “Sindrome rondine”, che strepitano e chiedono vendetta al Signor Dirigente Scolastico nei confronti della professoressa dalla penna facile, rea di aver chiesto al Consiglio di classe un provvedimento di sospensione dalle lezioni a carico del loro pulcino. In fondo, si è limitato a zittire un’alunna dalla pelle nera, colpevole di appartenere ad un’altra razza, oltre che di essere femmina…
Spianare i cumuli, le colline e, possibilmente, le montagne delle difficoltà della vita costituisce il sogno quotidiano dei genitori affetti dalla “Sindrome rondine”. Non insegnare a pescare, dunque, ma cucinare e servire tonnellate di pesce già spinato, per tutta la vita. E alla prima delusione, una gioventù servita e riverita, circondata dalla bambagia e ignara della complessità dei rapporti umani, si smarrisce. Talvolta irreversibilmente. Urge recuperare la “Cultura del no” per curare chi è stato nutrito con l’assenzio dell’assenso continuo e assoluto. Responsabilizzare le nuove generazioni è l’unico rimedio all’incoscienza dilagante dell’incultura del “tutto e subito” e della pseudo-filosofia dell’apparenza. Il tempo è quasi scaduto: se non ti impegni nel lavoro a scuola e nello studio a casa non sarai promosso e io non farò ricorso al TAR per farti promuovere; se sbagli, devi rispondere delle tue azioni, senza nasconderti dietro il becco puntuto di mamma e papà-rondine; gli altri ragazzi non sono “nemici” da combattere o vittime designate del tuo bullismo. In poche parole, oltre ai diritti pretesi fino ad oggi da alunni maleducati, prepotenti e viziati, esistono i doveri dai quali nessuno può essere esonerato. Nemmeno se si tratta di un figlio di rondine.

Antonio Deiara