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I problemi dell’istruzione si risolvono con pannicelli caldi, senza nuovi oneri per lo Stato; con le nuove tecnologie si garantisce il successo scolastico a tutti gli studenti

Il nuovo premier, Mario Draghi, pone la Scuola tra i punti fondanti del suo programma. Da quanto hanno pubblicato i suoi nuovi e nuovissimi discepoli, si evince che il Sommo non capisce niente di classi e insegnanti, calendari scolastici e immissioni in ruolo. La morale è sempre quella: gli insegnanti sono fannulloni e, quindi, devono lavorare di più; i problemi dell’istruzione si risolvono con pannicelli caldi, senza nuovi oneri per lo Stato; con le nuove tecnologie si garantisce il successo scolastico a tutti gli studenti. Aveva ragione Carlo V in quel di Alghero: “Todos caballeros!”.

La Scuola si fonda su un qualcosa che neanche il più famoso banchiere italiano può comprare: la “Profepassione” dei docenti. Parafrasando Luigi Einaudi, nonostante le nuove e sterili invenzioni burocratiche diffuse dal Ministero dell’Istruzione, le nuove offese vomitate addosso agli insegnanti quotidianamente da genitori ignoranti e giornalisti che ancora oggi indossano la livrea, il disprezzo per l’istruzione veicolato da sedicenti esperti laureati su Google o Wikipedia, centinaia e centinaia di migliaia di donne e uomini, in possesso dei più elevati titoli di studio della Repubblica Italiana, varcano ogni giorno il portone di una Scuola con la passione per la professione scelta. La “Profepassione docente” ha sostenuto e sostiene una Scuola ormai ridotta al lumicino, bloccata da pastoie burocratiche e para-giudiziali che impediscono di bocciare gli ignoranti, sanzionare gli alunni bulli e processare i genitori più che bulli. Povera Scuola Pubblica della Repubblica Italiana, immiserita dai tagli dei fondi pubblici donati ai “prenditori” di turno, messa alla gogna da personaggi politici e televisivi di infimo livello culturale, osteggiata da forze clericali che pretendono i finanziamenti pubblici senza garantire i servizi dell’istruzione aperta a tutti e forze neo-liberiste attente a privatizzare gli utili e socializzare le perdite.

Il mondo dell’istruzione è stato massacrato proprio da chi oggi si riempie la bocca con gride post-manzoniane che annunciano misure tanto miracolistiche quanto prive di valore educativo e didattico: Silvio Berlusconi, Mariastella Gelmini e Renato Brunetta, Umberto Bossi e Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Matteo Renzi. Con i loro voti alla Camera e al Senato sono nate le classi-pollaio, tagliate milioni di ore di lezione (altro che Covid-19!), oltre centocinquantamila cattedre e posti Ata, generate idee strampalate quali l’alternanza scuola-lavoro e la chiamata diretta, etc. Condivido il severgnini-pensiero e auspico che la memoria del popolo italiano superi gli angusti confini di quella peculiare dei pesci rossi.

Antonio Deiara