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Nessuna riduzione degli alunni per classe, arroganti tentativi di imporre nuovi obblighi di servizio ai docenti e un ulteriore “Contratto dei Trenta Denari”

“Parole, parole, parole…”, cantava la Mina nazionale. Il presidente Mattarella, il premier Draghi e il ministro Bianchi rinnovano i loro sermoni sulla centralità della Scuola, il futuro dei giovani, le “Riforme” della Pubblica Istruzione contenute nel taumaturgico Pnrr. Contemporaneamente, l’Oracolo saccente di una Fondazione che porta il cognome di una dinastia di “prenditori” di soldi pubblici, propone con tracotanza amplificata dai mass media interventi destituiti di fondamento organizzativo, pedagogico e didattico. Nel frattempo, la solita Scuola, tenuta a galla dalla “profepassione” di non pochi insegnanti, del personale Ata e di un contenuto numero di presidi, sprofonda sotto le omissioni del cosiddetto Governo dei Migliori: nessuna riduzione del numero di alunni per classe, alla faccia del Covid-19; arroganti tentativi di imporre “ope legis” nuovi obblighi di servizio e di presunta formazione ai docenti, ovviamente senza alcuna retribuzione; un ulteriore “Contratto dei Trenta Denari”, finalizzato ad affondare il Titanic del prestigio sociale di maestre e professori, squarciato dalle falle di una selva di iceberg. L’unica vera Riforma recente, firmata dal Governo Conte 2, la restituzione dell’Autonomia scolastica agli Istituti con 500 alunni, 300 per minoranze linguistiche-zone montane-piccole isole, è stata gattopardescamente neutralizzata non assegnando a essi nuovi presidi e segretari ma dirigenti scolastici e DSGA “reggenti”, cioè prestati da altre scuole ipertrofiche.
La Scuola Pubblica della Repubblica Italiana ha urgente bisogno di almeno tre Riforme immediate: cancellazione degli “Istituti-monstre” e formazione di classi poco numerose, a iniziare da quelle frequentate da alunne e alunni con disabilità, governate da Regolamenti disciplinari efficaci e qualificate dall’abolizione delle promozioni garantite; nuova “Funzione docente” con orari di servizio e di cattedra europei e retribuzioni europee; presenza stabile, con immissione in ruolo, di insegnanti abilitati in lingue straniere, scienze motorie, arte, informatica e musica alle Elementari. Troppi denari del Pnrr assegnati alla Scuola sono destinati a spese assolutamente inutili in questo momento storico, a partire dai super-cablaggi miliardari per l’Informatica. La Scuola è vita vera, carne viva e sangue, non orizzonte virtuale privo di concretezza, destinato ad alimentare ulteriormente l’alienazione da Social e Internet delle nuove generazioni. I costi del fallimento della Scuola Pubblica, causata dall’incompetenza di una classe dirigente priva di prospettive diverse dal proprio ombelico e tesa a raccogliere il consenso momentaneo con interventi spot, ricadranno sull’intera Nazione. Cresceranno a dismisura i fenomeni di abbandono scolastico, devianza e microcriminalità giovanile; i titoli di studio regalati alimenteranno l’ignoranza e l’incompetenza che condizioneranno i gangli della Pubblica Amministrazione e la qualità dei Servizi pubblici e delle professioni; il tessuto sociale si sfilaccerà e riemergeranno gli antichi egoismi delle classi sociali e delle corporazioni, oggi ammantate di carità pelosa e solidarietà apparente ma non disinteressata.
Sono d’accordo con il presidente Mattarella, il premier Draghi e il ministro Bianchi: la Scuola è il fondamento della Società. Aggiungerei: «Sia quando lo Stato agisce bene, sia quando commette errori clamorosi». Per fortuna, parafrasando il Maestro Manzi, non è mai troppo tardi per rimediare agli errori commessi…

Antonio Deiara