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Lo confesso, ho sempre fatto il tifo per Ettore! Però, oggi, provo affetto anche per Achille e mi impegno affinché trovi la sua strada, quella giusta, che ne moderi l'irruenza ed incanali l'aggressività

Lo confesso, ho sempre fatto il tifo per Ettore! Achille mi risultava antipatico: arrogante, prepotente e ignorante. Il candidato ideale del "Partito dei bulli". L'ho rivalutato da grande, l'iroso Pelide, soprattutto per quel tallone, che in un "piè veloce" risultava assurdo. Il gomito d'Achille, ecco il suo punto di forza; altro che il calcagno scalcagnato... Il gomito che gli permetteva di falciare le schiere troiane, di scagliare la lancia a distanze siderali, di ferire a morte il mio eroe.
Dall'osservatorio scolastico privilegiato di una cattedra abbarbicata a Quota 35, vedo e rivedo tanti alunni-Achille: quelli dal tallone vulnerabile in grammatica e geografia ma dal gomito possente sulle pelli della batteria; altri che parlavano francese e inglese con la precisione di un alcolizzato impegnato nei Canti gregoriani della Novena di Natale ma volavano a canestro come Michael Jordan; altri ancora che confondevano il Risorgimento col Rinascimento e Wolfgang Mozart col dee-jay Amadeus ma preparavano un progetto perfetto in scala 1:10 o "smanettavano" in modo eccellente sul computer.
Continua a piacermi l'animo nobile di Ettore, ammiro il suo amore filiale e paterno, mi ispira la sua grande tempra morale. Però, oggi, provo affetto anche per Achille e mi impegno affinché trovi la sua strada, quella giusta, che ne moderi l'irruenza ed incanali l'aggressività, che lo tolga dalle grinfie dei manipolatori di uomini per fini meschini o poco trasparenti, che lo faccia salire sul podio della sua "specialità" professionale. Sogno governanti lungimiranti che utilizzino i fondi disponibili, non di rado improvvidamente destinati ai "professionisti del volontariato", per organizzare percorsi formativi innovativi a favore di Achille e programmi di valorizzazione dell'eccellenza di Ettore. Il futuro prossimo della nostra Scuola e, quindi, della nostra Repubblica, affonderà le radici in questo terreno.
Abbiamo bisogno di Ettore e di Achille. Non abbiamo bisogno di uomini e donne senza arte né parte collocati in posti di rilievo per "meriti" di partito, di famiglia o d'alcova, di lingue biforcute che ingannano fanciulle e fanciulli innocenti predicando i dieci comandamenti che si guardano bene dal rispettare in prima persona, di sepolcri imbiancati che, parafrasando De Andrè, elargiscono buoni consigli mentre danno cattivo esempio. È indispensabile un nuovo patto tra Stato e Docenti, che sostituisca quello "scellerato" attualmente in essere: "Per quel che fai, ti pago anche troppo...", sostiene lo Stato; "Per quanto mi paghi – ribatte il Docente – faccio anche troppo!". La Scuola del Terzo Millennio, la Scuola 3.0, dovrà funzionare con un patto nuovo: "Se ci credi, vuoi dedicarti esclusivamente alla Scuola Pubblica, 36 ore la settimana all inclusive, – dichiari lo Stato – e ti riconosco ruolo culturale, funzione sociale e trattamento economico europeo?" Sarà la tomba della "lamentocrazia" per i "no" e l'alba della vera meritocrazia per i "si".