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  • LA PROSODIA

Sostiene il mio Maestro, Carlo Delfrati:

“La prosodia non è che l’irruzione di un codice musicale entro il linguaggio verbale (...)”.

La citazione è tratta da “VENTI CONSIDERAZIONI PER LA COSTRUZIONE DI UN CURRICOLO MUSICALE”- Materiali provenienti dal forum del Ministero della Pubblica Istruzione di supporto al lavoro della Commissione sul Riordino dei Cicli - gennaio 2001. Siamo nella dimensione didattica, elemento caratterizzante del lavoro svolto dal “Premio Biennale Città di Ozieri per Cori Tradizionali Sardi” nel trentennio trascorso, concretizzato con la nascita della “Scuola Internazionale Città di Ozieri per Armonizzatori e Direttori di Cori Tradizionali Sardi”. E oggi la sinergia con la Scuola Sovracomunale di Musica “Monte Acuto”, forti delle 13 discipline su 61 dedicate dalla Riforma Milia delle Scuole Civiche di Musica della Sardegna alle forme di canto solistico, polivocale e a tenore, alla composizione, al rap e agli strumenti musicali peculiari della nostra Isola.

Prosodia, dal greco “Pros odè”, significa al posto del canto. Il regista russo Konstantin Sergeevič Stanislavskij  (pseudonimo K.S. Alekseev1863-1938) chiedeva a chi volesse entrare nella sua Scuola di pronunciare in 50 modi diversi la frase “Questa sera”. Prendiamo in esame tre esempi, utilizzando tre lingue, latino, sardo e italiano:

 

Esempio n. 1

Esametro: "quadrupedante putrem sonitu quatit ungula campum" (Virgilio - Eneide).

(Il cavallo al galoppo) col rumore dei quattro zoccoli scuote il campo. Il poeta descrive l’inizio della battaglia tra Turno ed Enea. L’effetto è straordinario: l’ascoltatore “sente” i cavalli lanciati al galoppo sul campo di battaglia.

 

Esempio n. 2

Nanneddu meu / su mund’est gai / a sicut erat / non torrat mai (Peppino Mereu – Poesie complete - Il Maestrale 2010).

Credo non sia necessario tradurre. Focalizziamo l’attenzione sulle parole in latino presenti nel testo in sardo: “sicut erat”, che dal punto d’ascolto prosodico si trasforma in “assicuterat”.

Esempio n. 3

“(...) a lancia e spada, - tona il parlamento,
A lancia e spada, il Barbarossa, in campo.” (Giosuè Carducci – Il Parlamento).

Il popolo di Milano reagisce all’aggressione manu militari di Federico Barbarossa e decide di affrontare il nemico sul campo, in quella che sarà la battaglia di Legnano.

  • LA PROSODIA SI TRASFORMA IN MELODIA

Il ritmo della parola e il suono della parola. I versi contengono il ritmo delle parole; vestendo di suoni quel ritmo si ottiene la melodia. Come sosteneva Michelangelo, nel blocco di marmo è contenuta la statua. L’intervallo musicale non è una pausa ma il passaggio da un suono a un altro suono. La struttura degli intervalli incide sull’emozione di chi ascolta. Prendiamo in esame alcuni intervalli utilizzati frequentemente:

  • La terza minore discendente: la lingua musicale materna; il compositore greco Evangelos Odyssey Papathanassiou, conosciuto come Vangelis (ricordate gli Aphrodite’s Child con Demis Russos?), la utilizza nel jingle, cioè nella musica per il messaggio pubblicitario del Mulino Bianco Barilla. Diventerà il tormentone eseguito da milioni di flauti dolci nelle scuole italiane. E come dimenticare Fiorenzo Carpi De Resmini (1918-1997), autore della colonna sonora de Le avventure di Pinocchio di Luigi Comencini.
  • La quarta giusta ascendente: lo slancio che figura in numerosi inni, al fianco della cellula ritmica “militare”; si pensi a La Marsigliese, a L’Internazionale e a Forza Italia.
  • L’unisono e l’ottava: “Otello” di Giuseppe Verdi – “Esultate”, dopo la vittoria di Cipro sui turchi, e “Dio mi potevi scagliar”, quando Jago con diaboliche calunnie insinua il dubbio sul tradimento di Desdemona.

 

  • L’ARMONIA

La struttura degli intervalli presuppone il riferimento ad una determinata scala musicale. E, a questo punto entriamo nell’armonia.

In ogni suono generatore sono contenuti dei “sottosuoni” detti armonici. Curiosamente, messi in verticale, gli armonici formano l’accordo maggiore e anche l’accordo di settima minore. In altre parole, il DO contiene al suo interno il MI e il SOL, cioè l’accordo di DO Maggiore DO-MI-SOL, nonché il SI bemolle (sia pure più distanziato). L’armonia sarda differisce dall’armonia classica in quanto utilizza frequentemente l’accordo in quarta e sesta (SOL-DO-MI), considerato debole dalla seconda, e la modulazione senza preparazione. Ci sarebbero da discutere anche la dimensione cromatica e quella diatonica... Rimandiamo al prossimo convegno. Ma non dimentichiamo che, come afferma il mio Maestro, Carlo Delfrati, tutto ciò che decidono i compositori al “piano di sotto” (quello relativo alle meccaniche del codice musicale) determina una serie di percezioni ed emozioni al “piano di sopra” (quello dell’ascoltatore).

Affido le mie riflessioni ai giovani del Tenore Musseradu de Otieri, nella convinzione che l’approfondimento della prosodia e dell’armonia sarda rappresenti il miglior vaccino per preservare i canti di Sardegna dagli insegnamenti di Palestrina, Caccini, Marenzio, etc.

 

Ozieri, 28 luglio 2018

Antonio Deiara